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Impressioni dell’Iran/1Aspetti dell'Iran pre-islamico : breve storia e siti di Naqsh-e Rostam, Naqsh-e Rajab

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Questo contributo consta di due articoli :

1. Impressioni dell’Iran/1, breve storia dell’Iran pre-islamico e i siti di Naqsh-e Rostam e Naqsh-e Rajab

2. Impressioni dell’Iran/2, Persepoli


Persia o Iran ?

Nella parte meridionale del paese, sulla costa del Golfo persico, si estende dall’antichità una provincia chiamata Pars o Fars; considerata il cuore dell’Iran, di cui ha sempre fatto parte, fu la culla di numerosi suoi sovrani.

Più di 2’000 anni fa, gli Elamiti del Pars vi fondarono un regno.

Nel II e I millenario a.C., diversi popoli nomadi ed allevatori, chiamati poi Ariani, originari dell’Asia centrale e portatori di una stessa cultura, emigrarono verso l’Ovest (Europa, Medio-Oriente) e l’Est (India) attraverso il Caucaso. L’ultima ondata migratoria vide apparire sull’altipiano iraniano diverse tribù appartenenti a questi popoli nomadi, chiamate rispettivamente Persiani, Medi, Sciiti, ecc. Una traccia di queste migrazioni figura negli annali assiriani del X secolo av.C.

Tra il VII e il VI secolo a.C., i Medi fondarono un regno che si estese sull’Iran occidentale, l’Iraq del Nord-Est e una parte dell’Anatolia del Sud-Est. Un altro regno venne fondato nel VII secolo a.C. dai Persiani che assorbirono dapprima la cultura degli Elamiti, poi l’impero dei Medi. Da allora in poi il regno dei Persiani verrà chiamato “Persia”.

Dopo essersi solidamente impiantate nella regione e aver fondato vari principati, le tribù dette ariane chiamarono il loro territorio Iriubeinghonam ovvero “territorio degli ariani”; detto termine, dopo aver subito varie modifiche attraverso il tempo, assunse la forma definitiva di “Iran”.

Al VII secolo d.C, dopo la conquista della regione da parte degli arabi musulmani, l’Iran ridivenne la Persia benchè i suoi abitanti continuassero ad utilizzare il termine Iran. Nel 1934, lo shah Reza Pahlavi ristabilì’ ufficialmente per il suo regno l’appellativo Iran.

L’Iran pre-islamico

Oggigiorno, l’Iran conta più di 80 milioni di abitanti di cui l’89% circa professa l’islam sciita duodecimano e il 10% circa l’islam  sunnita, mentre il resto si suddivide tra altri gruppi religiosi. Oltre all’islam, la Costituzione dell’odierna Repubblica islamica riconosce ufficialmente il cristianesimo, il giudaismo e il mazdeismo (zoroastrismo).

Non sempre fu così. Dopo essere stati conquistati dagli arabi ed essere passati progressivamente dal mazdeismo all’islam sunnita, nel 1501 gli iraniani, per decreto dello shah Ismail I della dinastia dei Safavidi, si convertirono allo sciismo.

Il mazdeismo, riformato da Zoroastro (Zartosht in persiano), praticava il culto del dio Ahuramazda e divenne religione di stato nel secolo III a.C., sotto la dinastia dei Sassanidi, per poi eclissarsi all’arrivo dell’islam. Nell’Iran di oggi, il mazdeismo è tuttora vivo e conta circa 25’000 fedeli raggruppati nelle regioni di Yazd e Kerman.

L’impero achemenide (559-330 a.C)

A scuola imparammo la storia dei Persiani innanzitutto attraverso le guerre mediche del V secolo a.C e l’epopea di Alessandro Magno; accentrate sulla Grecia, le lezioni ci lasciarono sopratutto il ricordo delle disfatte dei Persiani o meglio delle vittorie greche di Maratona, Salamina e Platea, nonchè delle conquiste folgoranti del Macedone. La vera natura dell’impero achemenide, il suo genio proprio e il suo importante ruolo nella storia del Medio Oriente restarono invece nell’ombra.

Sviluppatosi nella regione di Fars, l’impero achemenide,  fondato dal progenitore Achemene nel VII s. a.C.,  fu il primo grande impero universale. Il successore d’Achemene, Ciro II il Grande, ingrandì’ l’impero con la conquista dell’impero dei Medi, di Babilonia e della Lidia;  suo figlio Cambise II si impossessò più tardi dell’Egitto. Nel 522, Dario I° il Grande diede all’impero la sua massima dimensione, dall’Indo al Danubio e dall’Egitto alla Cina. Nelle rovine di Persepoli i bassorilievi del Palazzo mostrano chiaramente le 23 delegazioni dei popoli vassalli che convergono verso la dimora del re dei re ad offrirgli i regali convenuti per la festa del Nowruz.

Dario I° riformò l’amministrazione e la riscossione delle imposte, istituì le satrapie (governi delle province), costruì immensi palazzi a Susa e Persepoli e regno’ con saggezza : dopo aver pagato il tributo reale, le province conquistate erano libere di praticare la loro religione, la loro lingua e i loro costumi.

L’imperatore, detto re dei re, governo’ appoggiandosi sull’aristocrazia; considerandosi sovrano di diritto divino e avendo ricevuto il potere dal dio Ahuramazda, sottomise i popoli vassalli allo scopo di pacificarli e garantire loro ordine, prosperità e giustizia.

A Dario I° succedettero Serse I°, Artaserse II e III, infine Dario II. Quest’ultimo fu vinto da Alessandro Magno che mise a profitto la sua vittoria per saccheggiare e incendiare la città e il palazzo di Persepoli, simboli del potere persiano.

Al trono dell’impero persiano accedettero successivamente Alessandro, il suo generale Seleuco – fondatore di una dinastia – poi la tribù indo-iraniana dei Parti, originaria del Nord-Est del paese.

L’impero sasanide (224-651 d.C)

Indeboliti dalle guerre contro i Romani, nel 224 i Parti furono detronizzati da uno dei loro vassalli, Ardashir I°, nipote di Sasan, fondatore della dinastia sasanide. Dopo avere battuto Artaban IV, ultimo re parto, Ardashir I° fondò un impero destinato a durare più di 400 anni.

Originario di Fars, Ardashir I° si impossessò dapprima di varie altre province dell’Iran, poi si rese padrone di Babilonia. Suo figlio Shapur I° continuo’ le conquiste del padre (Kushan, Samarcanda, Tashkent, Battriana, valle dell’Indo); a più riprese, in Mesopotamia e in Siria, fu vincitore dei Romani.

Sotto i suoi successori, in particolare Bahram V, Khosrow I° e II, l’impero si estese dalla valle dell’Indo all’Anatolia orientale e dall’Asia centrale al Sud della penisola arabica.

I Sasanidi si consideravano i successori degli Achemenidi di cui ripresero, svilupparono e continuarono le innovazioni.

Nel III secolo, sotto l’impulso del Gran Prete Kartir III, il mazdeismo divenne religione di stato.

I Sasanidi si allearono con Bisanzio per combattere gli Unni, ma soccombettero a un capovolgimento d’alleanze. Minato dalle guerre, da un’economia in crisi e dalle lotte interne per il potere, il loro impero non poté resistere all’ invasione della prima dinastia musulmana araba degli Omayyadi. Nel 634, Yazdegerd III, ultimo re sasanide, venne sconfitto nella battaglia di Al-Qadisiya.


Visita di due siti dell’Iran pre-islamico

Nella provincia di Fars, ad una quarantina di km a Nord-est di Shiraz, si trova la pianura di Marvdasht, attraversata dal fiume Khor e dal suo affluente Polvar. Sul lato orientale della pianura s’innalza la montagna conosciuta sotto il nome di Kuh-e Rahmat, o Kuh-e Mehr. Gia all’epoca degli Elamiti, la montagna rivestiva un carattere sacro, ciò che spiega che al piede dei suoi fianchi e delle sue estremità Nord e Sud, siano stati costruiti vari monumenti e città degli Achemenidi e dei Sasanidi, come Persepoli e i sepolcri e bassorilievi rupestri di Naqsh-e Rostam e Naqsh-e Rajab nonché la torre di Zoroastro.

Naqsh-e Rostam

Si distinguono quattro sepolcri sull’alto della parete rocciosa del Kuh-e Rahmat ; più in basso si vedono otto bassorilievi rupestri. I primi datano dell’epoca achemenida, 522-404 a.C ; i secondi sono dell’epoca sasanida, 224-302 d.C. Si possono vedere anche resti di sculture elamitiche. La parete rocciosa, che riunisce i simboli della monarchia e della sfera divina, prova la continuità della storia iraniana durante oltre due millenari.

Sepolcri achemenidi

Nella parete rocciosa del Kuh-e Rahmat sono stati scavati quattro sepolcri reali achemenidi.

È re Dario I° che, per primo, fece scavare la sua tomba a forma di croce verticale; è l’unica tomba il cui ospite sia stato identificato con certezza grazie al ritrovamento di un’iscrizione. Le altre tombe sono attribuite a Serse I°, Artaserse I° e Dario II. Il modello iniziale della tomba di Dario I° venne poi usato per le altre tombe. La parte alta della croce contiene una decorazione su due livelli che mostra, al livello inferiore, trenta personaggi che rappresentano i popoli dell’impero mentre portano il trono del re; al livello superiore si riconosce il re, volto verso un’altare del fuoco, con un arco nella mano. Sulla tomba di Serse I° si vede, sulla parte superiore della decorazione, un simbolo della monarchia persiana, il farr-e kiani o Fortuna del re, così come una falce di luna. Delle guardie e dei nobili sono riconoscibili sui lati. Quale simbolo dell’altro mondo, nel mezzo della croce l’entrata della camera funeraria, rettangolare, è fiancheggiata da quattro colonne in fila che rievocano un palazzo reale. La camera funeraria stessa è semplice, senza decorazioni, e presenta dei sarcofaghi tagliati nella roccia, previsti per il re ed i membri della sua famiglia prossima. Si suppone che gli oggetti preziosi che dovevano accompagnare le sepolture siano stati predati da Alessandro e le sue truppe.

Torre di Zoroastro o Ka’ba Zartosht

Si tratta di una torre quadrangolare in pietra munita di finestre cieche e di una sola porta sopraelevata. Non si conosce la funzione precisa della torre (tempio del fuoco mahdista, biblioteca, tomba reale anteriore a quella di Dario I°, ecc.) che porta delle iscrizioni del secolo III d.C, in lingue greca, partica e sasanide scolpite su ordine del re sasanide Shapur I° e del gran prete Kartir. L’età della torre è stimata a 2400 anni (secoli V o IV av.C).


 


Rilievi rupestri sasanidi

Sulla parete rocciosa della montagna, sotto i sepolcri dei re achemenidi, si possono vedere dei bassorilievi rupestri che ritracciano le investiture e i fatti eroici dei grandi monarchi sasanidi.

Nell’ordine, i rilievi mostrano :

1) L’investitura equestre del re Ardashir I°: figlio di Papak e nipote del fondatore della dinastia sasanide Ardashir cominciò la sua carriera di conquistatore impossessandosi della provincia di Fars. Genio militare e politico avveduto, conquistò il resto dell’Iran e nel 224 sconfisse Ardavan IV, l’ultimo re dei parti. Incoronato re dei re dell’Iran, fondò l’impero sasanide che durò fino nel 651. Commemorò il proprio accesso al trono imperiale con tre bassorilievi rupestri che mostrano la sua investitura: Naqsh-e Rostam, Firuzabad e Naqsh-e Rajab.

Di fronte ad Ardashir, a cavallo, sta il dio Ahuramazda pure a cavallo: la mano destra del re è tesa in avanti per ricevere l’anello della sovranità dalle mani del dio. L’uguaglianza di statura e di abbigliamento tra il re e il dio suggerisce un’uguaglianza di statuto tra i poteri reali e divini. Dietro il re si scorge un dignitario. Simbolo di vittoria, sotto il cavallo si vede il corpo di Ardavan IV ucciso da Ardashir; sotto il cavallo di Ahuramazda si indovina il corpo di Ahriman, simbolo del male. Un’iscrizione trilingue (greco, parto e medio persiano) permette di identificare sia il re sia il dio.

2) L’udienza di Bahram II (276 -293) : il re è circondato dalla sua famiglia e dai dignitari che gli rendono omaggio. Intorno al re si possono indovinare resti di sculture elamite del VII secolo a.C e alla sua destra un figura elamita del VI-VII secolo.

3) Il combattimento equestre di Shapur II (309 -379) : si tratta di una scena di torneo in cui il re attacca un avversario e lo colpisce al collo con una lancia; questo genere di combattimento, volto a dimostrare il trionfo del re, simboleggia la vittoria del bene contro il male.

4+5) Il re che troneggia e combattimento equestre di Hormizd II (302 -309) : il pannello superiore di questa doppia scultura, quasi distrutto, mostra un personaggio reale barbuto, seduto sul trono e circondato dal suo seguito; il monarca è stato identificato come Adurnarseh, figlio di Hormizd II, che regno’ nel 309. Il pannello inferiore presenta il trionfo di Hormizd che carica al galoppo un avversario a cavallo disarcionandolo per mezzo di una lunga lancia.

6) Il trionfo di Shapur I° (239 -270) : questa scultura, in ottimo stato, è una delle più famose dell’Iran. Rappresenta il re Shapur I° a cavallo mentre afferra il polso destro dell’imperatore romano Valeriano, ricevendo allo stesso tempo la sottomissione dell’imperatore romano Filippo l’arabo, in ginocchio davanti al suo cavallo. Il busto ed un’iscrizione del Gran Prete Kartir dietro al re sono stati aggiunti più tardi. Le vittorie di Shapur I° sull’impero romano possono essere interpretate con l’aiuto delle iscrizioni trilingui (greco, parto e medio persiano), scolpite sui muri della Ka’ba Zartosht : Shapur I° proclama, tra l’altro, le sue vittorie conseguite contro tre imperatori romani : Gordiano III che attaccò l’Iran e fu ucciso sul campo di battaglia; Filippo l’arabo che fu costretto a pagare tributo a Shapur per rientrare in possesso del  proprio esercito; infine Valeriano che attaccò l’impero iraniano con un esercito di 70’000 uomini provenienti da tutte le province del suo impero. Il fatto di agguantare il polso di un nemico sul campo di battaglia era considerato un gesto tradizionale di cattura.

7) La duplice vittoria equestre di Bahram II (274 -294) : siamo in presenza di una scultura su due livelli che mette in evidenza due vittorie di re Bahram II. Al livello superiore, il re, a cavallo, galoppa verso un avversario, parimenti a cavallo, disarcionandolo per mezzo di una lunga lancia; lo segue il suo portastendardo. Un secondo avversario, forse un romano, è caduto sotto il cavallo di Bahram II. Al livello inferiore, si vede un altro combattimento equestre : Bahram II sta caricando un avversario disarcionandolo con una lancia mentre il suo cavallo calpesta un secondo avversario.

8) L’investitura di Narseh (294 -302) : il bassorilievo mostra l’investitura di re Narseh da parte di una figura femminile incoronata, in presenza di un dignitario e di un principe. Tale figura è stata identificata come Anahita, divinità della fertilità, della famiglia e delle acque, sebbene certi ricercatori pensino che potrebbe trattarsi di Shapurdokhtak, sposa di Narseh. Il principe potrebbe essere Hormizd che succedette al padre sotto il nome di Hormizd II.



Naqsh-e Rajab

Al piede della collina Ku-e Rahmat, in una cavità rocciosa, si trovano quattro bassorilievi rupestri che datano dell’epoca sasanide, più precisamente di re Ardashir I° (224 -239) figlio di Papak, e di suo figlio Shapur I° (239 -270). 

Questi bassorilievi riprendono i temi già presenti sul sito di Naqsh-e Rostam.

1) L’investitura di Ardashir I° da parte del dio Ahuramazda : entrambi stanno in piedi, mentre il re riceve dal dio l’anello che simboleggia la sovranità. Tra di essi si vedono due figure scolpite a piccola scala: la prima rappresenta il principe e futuro re Bahram, nipote di Ardashir; l’altra è Izad Bahram, divinità iraniana dei guerrieri che corrisponde all’Ercole greco. Dietro il re si trovano un dignitario e l’erede al trono, principe Shapur. Dietro Ahuramazda si tengono la regina e la sua dama d’onore che fanno la riverenza;

2) Il busto del Gran Prete Kartir III : il busto di questo importante prelato sasanide, responsabile dell’installazione del mazdeismo come religione di stato sotto Shapur I°, è corredato da una lunga iscrizione in medio persiano  che descrive il suo accesso al potere all’epoca di re Bahram II (274-294);

3) L’investitura di Shapur I° da parte di Ahuramazda: il re e il dio, a cavallo, stanno l’uno in faccia all’altro; Shapur I° riceve dalle mani di Ahuramazda l’anello che simboleggia la sovranità. Purtroppo il bassorilievo è fortemente danneggiato;

4) La parata di Shapur I° : il re, a cavallo, è seguito dai membri della sua famiglia e dai più alti dignitari dello stato, tutti a piedi. Un’iscrizione trilingue sul cavallo di Shapur I° permette di identificare il re, ma le persone del suo seguito possono essere riconosciute solamente grazie ai simboli che portano sulle loro pettinature.



Cosimo Nocera è storico e guida del Museo nazionale di Bangkok. Ha vissuto e lavorato in Italia, Svizzera e in America andina (Perù, Ecuador e Bolivia). Dopo un lungo soggiorno in Asia del Sud-Est, vive attualmente in Svizzera francese.

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