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Appunti sullo sciamanismoIl tarantismo è una forma di sciamanismo di casa nostra

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Appunti sullo sciamanismo

Lo sciamanismo risale alle origini dell’umanità ed è emerso con la nascita della coscienza; era inizialmente vincolato alle pratiche della caccia e della pesca, attività indispensabili per garantire la sopravvivenza del gruppo.

Gli appunti che seguono trattano brevemente dello sciamanismo e degli sciamani in generale, con qualche nota sullo sciamanismo andino, nonché un accenno al tarantismo, che è una forma di sciamanismo di casa nostra.

L’immagine del titolo rappresenta un dipinto rupestre ritrovato sulle rocce della dolina di Khao Phlara; risalente a 5-3000 anni fa, riflette le preoccupazioni dei membri di un’antica comunità agricola installata nella provincia di Uthai Thani (Tailandia centrale), mettendo in scena, a sinistra, uno sciamano.

Cos’è lo sciamano ?

Secondo lo Zingarelli, lo sciamano “è un personaggio che acquista eccezionali poteri, in conseguenza di una personale vocazione, di eredità o di un’esperienza di malattia e morte apparente, e che intermedia presso il gruppo i contatti con il mondo celeste e infernale, guarisce le malattie, pratica l’estasi e accompagna le anime nel regno dei morti.”

Si suole definire lo sciamanismo come un complesso di pratiche metafisiche, differenti secondo il modo, ma unite nel proposito di stabilire una mediazione tra l’uomo e gli spiriti della natura e dell’aldilà.

Gli sciamani sono generalmente considerati come gli officianti delle pratiche magico-religiose presso i popoli detti originari; ritenuti oriundi della Siberia, gli sciamani, vengono chiamati, a seconda dei casi, maghi, stregoni, fattucchieri, medicine men oppure curanderos e sono diffusi nel mondo intero.

Il termine “sciamano” è derivato dalle lingue uralo-altaiche, dove saman (in pali samana) designa “colui che danza, salta e si agita”.

Lo sciamano è per essenza un mediatore capace di stabilire una relazione tra il nostro mondo e l’aldilà; le sue mansioni variano secondo la regione e il periodo storico considerato. In ogni caso, però, gli sciamani debbono essere stati eletti, il che avviene spesso per via ereditaria. Sia gli uomini che le donne possono accedere alla funzione di sciamano, sebbene, di fatto, predominino gli elementi maschili.

Lo sciamanismo, una forma di religione ?

Puo’ lo sciamanismo essere considerato come una religione ? Da un lato ha certamente un ruolo religioso poichè permette, in modo diretto o mediato, di accedere al mondo soprannaturale; dall’altro, pero’, contrariamente alle religioni istituite, è privo di testi fondatori, liturgia, dottrina e clero.

Più che una religione, è un sistema di pratiche escogitate dallo spirito umano allo scopo di conferire un senso ad eventi altrimenti inspiegabili ed avere una presa su di essi.

Lo sciamanismo, una pratica dei popoli originari ?

E’ d’uso associare sciamanismo e popoli originari, dimenticando che sin dalla metà del VII secolo avC, dopo essere entrati a contatto degli sciti del Mar Nero, i greci antichi già conoscevano lo sciamanismo; è stato pure praticato dagli scandinavi, a contatto dei lapponi e degli ugro-finnici.

Anche i cristiani del Duecento conoscevano i fenomeni sciamanici. Basti ricordare che San Francesco d’Assisi, detto “il poverello”, era rispettoso degli animali e delle piante, di “nostra Madre Terra”, “nostra Sora Luna” e “nostro frate Sole”; com’è noto, il santo parlò con il lupo di Gubbio e i passeri di Venezia, assumendo sovente il ruolo di mediatore tra uomini e natura.

Da non dimenticare poi i neo-sciamani californiani del ventesimo secolo e i loro emuli, tra i quali spicca lo scrittore Carlos Castañeda, autore del testo fondatore “The teachings of Don Juan” (1968), nonchè Mario Mercier, che nel 2000 pubblicò il suo “Manifeste pour un nouveau chamanisme”.

Qual’è il credo dello sciamano ?

Lo sciamano ritiene che il mondo possegga una doppia natura : c’è una parte visibile alla quale si affianca una parte non chiaramente percettibile; quest’ultima è il mondo delle divinità, degli spiriti, degli animali, dei vegetali, dei minerali, dell’acqua, delle anime dei defunti. E’ pure il mondo dei totem (entità che avendo dato origine a un gruppo umano ne determinano gli obblighi) e dei miti (narrazioni di eventi favolosi basati su fatti reali).

Come si diventa sciamani ?

L’elezione di uno sciamano è generalmente preceduta da una lunga malattia del candidato, dalla quale il futuro sciamano guarisce con l’aiuto di un maestro; quest’ultimo cura anche la formazione ulteriore del neo-sciamano, allo scopo di renderlo atto ad assumere le sue responsabilità. Nell’esercizio della propria pratica, lo sciamano è assistito e protetto da uno spirito eletto, nonchè da spiriti ausiliari detti anche esterni.

Come ricordato qui sopra, spesso lo sciamanismo si trasmette per via ereditaria.

Come opera lo sciamano ?

Per entrare in contatto con il mondo metafisico, lo sciamano usa viaggiare nell’aldilà; il suo tragitto dipende dalla cosmologia e parte dalla Terra verso il Basso e l’Alto : il Basso rappresenta il regno delle ombre, il fondo del mare, l’inferno; l’Alto è invece il regno delle anime, del cielo.

Il viaggio spirituale dello sciamano è spesso simboleggiato dall’albero della vita.

Per intrapprendere un viaggio nell’aldilà lo sciamano deve andare in estasi o trance. Sempre secondo lo Zingarelli, l’estasi è un “anormale stato di coscienza, con senso di rapimento, di svincolamento dalla realtà (…) a volte accompagnato da visioni e sensazioni uditive allucinatorie.”

Infatti, l’estasi può essere definita come uno stato di coscienza modificato, con uno sdoppiamento della personalità e l’impressione di vivere fenomeni psichici inconsueti.

Per arrivare allo stato estatico le tecniche sono numerose : visualizzazione, respirazione accelerata, musiche e ritmi ripetuti, danze oppure l’utilizzazione di piante e sostanze psicoattive (consumo di alcool, tabacco, foglie di coca, ecc.).

Un esempio concreto : lo sciamanismo andino

Rappresentato in modo particolare, ma non esclusivo, da due gruppi specifici, i K’allawaya della Bolivia e i Q’ero del Perù, lo sciamanismo andino si è sviluppato fuori da ogni sistema religioso istituzionalizzato organizzato; la sua missione è di mantenere l’equilibrio tra il nostro mondo e l’aldilà, tra uomo e natura.

Nelle Ande, la Pachamama, o Madre Terra, sta all’origine di tutte le forme di vita, compresa quella dell’uomo che ne è un semplice componente; risulta quindi indispensabile di “nutrire la pachamama” e di placarla per mezzo di ogni genere di offerte e rituali.

Le montagne, i laghi, la pioggia, il sole, le piante e gli animali posseggono tutti un’anima; sono allo stesso tempo le manifestazioni visibili della natura e degli spiriti, e sono detti “api“.

Lo sciamano o paq’o stabilisce con gli elementi suddetti una relazione fondata sul dialogo, cercando di placare la loro ira e richiedendo loro qualche favore; all’uopo si sposta dalla Terra (Kaypacha) verso il mondo cosmico (Hanaqpacha).

Tra i vari mezzi di cui dispone, lo sciamano andino per ottenere lo stato estatico usa una pianta psicoattiva specifica, detta ayahuasca ovvero “liana delle anime”.

L’ayahuasca o yagè è una liana che serve per preparare una bevanda a base puramente vegetale; ingerita nell’ambito di una cerimonia rituale, la bevanda provoca quello stato estatico necessario allo sciamano per viaggiare nell’aldilà.

I K’allawaya

Originari dalla valle di Charasani, perpendicolare alla sponda boliviana del lago Titicaca, i K’allawaya percorrono tutto il mondo andino praticando il rituale detto milluchar, allo scopo di consigliare e guarire gli ammalati, benedire una nuova costruzione, chiamare o fermare la pioggia, assicurare buoni raccolti e proteggere i viandanti; sono perciò molto stimati dalle popolazioni e godono di grande fama in tutto il mondo andino.

Sarebbero stati nel passato i medici personali della nobiltà inca e hanno la particolarità di parlare tra di loro in una lingua che solo essi conoscono.

I Q’ero

I Q’ero vivono in una vallata sperduta delle Ande di Cusco, in Perù, raggiungibile solo a piedi o a cavallo; parlano il quechua e vestono gli abiti tradizionali. Hanno conservato la propria organizzazione sociale comunitaria e sono stati appena sfiorati dal cosiddetto progresso. Poco toccati dal cattolicesimo, venerano la Pachamama e gli apu.

Il ruolo sociale degli sciamani di Q’ero è tanto più importante quanto la valle ha scarsi contatti con il mondo esterno. Per accedervi è necessario valicare colli situati a 4-5000 m; è bene essere accompagnati da una persona conosciuta dai Q’ero e si deve rendere conto dello scopo del viaggio davanti al Consiglio degli Anziani, al quale conviene offrire qualche regalo propiziatorio (tabacco, alcool, foglie di coca).

P.S. Conviene precisare che da qualche anno, il fenomeno sciamanico andino si è fortemente modificato dopo l’importante accrescimento del turismo di massa, specie nord-americano. Apparemmente in preda a un deficit di spiritualità, i turisti sono la causa di una forte moltiplicazione degli sciamani, sempre meno autentici. Gli enti turistici, sentendo venire l’incremento della domanda, hanno promosso dal canto loro ogni genere di opere destinate a facilitare l’accesso al paese degli sciamani : la regione di  Q’ero è ora accessibile per mezzo di una via carrozzabile ed è inclusa nel programma dei tour guidati.

Potrà lo sciamanismo sopravvivere a tale deprezzamento ?

Lo sciamanismo quotidiano

Lo scrivente si trovava di passaggio al mercato di Ollantaytambo, un borgo della Valle Sacra presso Cusco in Perù, quando vide una vecchina avvicinarsi ad un uomo che sedeva per terra, circondato da ogni genere di piante essiccate e varie altre sostanze. La donna si accovacciò a sua volta mormorando qualcosa all’orecchio dell’uomo. Quest’ultimo, dopo essersi intrattenuto un momento con la vecchina, le compose una medicina naturale a base delle sostanze da cui era circondato. La vecchina pagò e se ne ando’.

Seppi più tardi che l’anziana era stata colpita da un male frequente, detto susto; si tratta di uno spavento generalmente provocato da uno spirito, incolleritosi dopo una trasgressione delle regole sociali da parte della vittima, oppure da una vendetta, dalla gelosia o da un desiderio insoddisfatto. La vittima del susto ha il sentimento di aver perso la propria anima, rubatale da qualcuno o errante per il mondo; mediante la medicina da lui preparata, l’uomo, un K’allawaya boliviano, aiutò la vecchina a rientrare in possesso dell’anima.

Ecosistemi simili

Tanto la valle di Q’ero che quella dei K’allawaya si estendono su tre livelli ecologici : l’altopiano (3900-4400 m), zona arida, spopolata, destinata all’allevamento dei camelidi; la valle alta (2700-3900 m), zona di cultura della patata, della quinoa e di varie verdure; la zona subtropicale (1700-2700 m), dove vengono coltivati il granturco, la foglia di coca, la canna da zucchero e dove si può raccogliere il miele della foresta.

Quest’ultima zona viene considerata dai Q’ero come zona limite tra la civilizzazione e l’ignoto, il mondo dei chunchu o esseri non civilizzati, il mondo degli spiriti. I Q’ero non sono soliti avventurarsi al di là di quel limite e temono la foresta subtropicale che considerano come di spettanza degli sciamani.

Il ruolo dei tessuti

I tessuti, panni, borse, cinture e berretti (lliqllach’uspachullo, faja), prodotti generalmente dalle donne, rivestono una grande importanza in entrambe le zone e riflettono la visione cosmologica delle popolazioni : ad esempio, i K’allawaya riproducono sui tessuti i ganchos (ganci) che simboleggiano i poteri degli sciamani; i Q’ero usano riprodurre i chunchu (abitanti della foresta amazzonica), simboleggianti il “crudo”, ossia ciò che non è civilizzato.

Un rito sciamanico : la morte di Atahuallpa

I riti sciamanici possono pure servire alla riappropriazione, mediante un’apposita interpretazione, della storia degli antenati inca, stroncata dalla conquista spagnola.

Un rituale praticato a Cusco, già capitale dell’impero Inca, ridà vita all’esecuzione dell’imperatore Atahuallpa da parte degli spagnoli nel 1532. Il rituale riproduce la sconfitta degli antenati inca dandone un’interpretazione : sono gli Dei che avrebbero abbandonato gli Inca e che sarebbero quindi responsabili degli eventi nefasti che succedettero alla conquista spagnola. Il rituale sciamanico praticato consiste in una vera e propria terapia sociale ed individuale, volta a guarire antiche ferite di carattere storico mai rimarginate.

Un forma di sciamanismo italiana : il tarantismo

Ritornando dalle Ande all’Europa, risulta interessante fare un accenno a una forma di sciamanismo nostrano, il tarantismo, ambientato in Puglia e Basilicata, nonché in Sardegna.

Risalente ai culti dionisiaci e al coribantismo della Grecia antica, il fenomeno è attestato sin dal 1362 nel “Sertum papale de venenis” di Guglielmo Marra da Padova.

Ne parleranno in seguito numerosi altri scrittori, gesuiti e studiosi, antichi e contemporanei come l’etno-filosofo Ernesto Di Martino e l’etnologa Clara Gallini.

I tarantati, generalmente donne, dopo aver subito il morso di un ragno velenoso, la tarantola, sprofondano in uno stato di malessere generalizzato, accompagnato da fenomeni tossici, sintomi isterico-depressivi e disordini psichici.

Senonchè il morso della tarantola, benchè doloroso, non è in sè molto pericoloso; si è dunque dovuto incriminare un altro ragno, dal morso meno doloroso, ma infinitamente più tossico.

Uno studio sul tarantismo pugliese

Nel 1959, avvalendosi della collaborazione di vari specialisti nonchè dell’etno-musicologo Diego Carpitella, dopo una ricerca di campo nel Salento pugliese, Ernesto Di Martino pubblico’ “La terra del rimorso” dando una versione scientifica del fenomeno.

La sua ipotesi è che il tarantismo sia innanzitutto un “male culturale e sociale”, generato da traumi e frustrazioni di carattere psichico, economico e sessuale.

E’ certamente permesso di dubitare che il ruolo nocivo fosse dovuto esclusivamente al morso, reale o presunto, del ragno; i disordini rilevati presso le vittime possono anche essere attribuiti a cause psico-sociali.

La ricorrenza annuale del fenomeno presso la stessa vittima sarebbe dovuta, secondo De Martino, a una forma di rimorso di cui essa soffre.

La poesia “Taranta”, del poeta Salvatore Fischetti, scritta nella parlata salentina, dice : “No é a ttaranta ca t’é pizzicata, custu é llu tiaulu ci ‘n capu t’a misu“; il disordine riscontrato presso una tarantata non sarebbe dovuto al ragno sennò all’opera del diavolo.

La guarigione del male veniva ottenuta attraverso la mediazione di una terapia coreutico-musicale; al suono di un’orchestrina terapeutica, per ore e talvolta per giorni, i tarantati danzavano la pizzica, tipico ballo pugliese, dal ritmo sfrenato.

Il processo di guarigione dipendeva anche dalla presenza di fazzoletti, abiti, suoni e colori ad essa graditi, presentati alla vittima da amici o familiari.

Nel rito della guarigione i musicisti rivestivano il ruolo degli sciamani, permettendo ai tarantati, per l’intercessione delle potenze dell’aldilà, di reintegrare il gruppo sociale di appartenenza dal quale il morso della tarantola li aveva momentaneamente separati.

Il tarantismo pugliese strumentalizzato ?

La chiesa cattolica si è sforzata di dare una giustificazione cristiana a questo fenomeno precristiano, considerando i tarantati come persone indemoniate o possedute e stabilendo che la guarigione dovesse risultare da un’esorcismo; fu cosi’ che San Paolo di Tarso ascese a protettore dei tarantati.

Oggigiorno, in Puglia, il fenomeno del tarantismo si è ridotto ad una messa-esorcismo  celebrata ogni anno, il 28-29 di giugno, nella cappella di San Paolo di Galatina/LE. Il carattere di evento totale, involvente tutta la comunità del tarantato, ha lasciato il posto ad uno spettacolo mistico-musicale che attrae annualmente un numero crescente di spettatori.

Il tarantismo sardo

Esiste pure una versione sarda del tarantismo, presente soprattutto in provincia di Oristano.

Le presunte cause non cambiano, il malessere delle vittime essendo attribuito ad un ragno detto argia o mutilla.

La terapia resta essenzialmente coreutico-musicale, con l’orchestrina, le danze, i fazzoletti, i suoni ed i colori.

La differenza dalla Puglia sta nel fatto che le vittime sono prevalentemente uomini e che non si sono constatati interventi di altre culture nei riti di guarigione.

Un’etnologa dell’Università di Napoli, Clara Gallini, condusse, quasi simultaneamente ad Ernesto Di Martino, una ricerca di terreno pubblicata nel 1988 con il titolo di “La ballerina variopinta“.

Clara Gallini distingue due forme terapeutiche praticate per il trattamento del morso dell’argia :

1) nell’Oristanese, la vittima è attrice attiva nel proprio processo di guarigione; travestita con costumi tradizionali, discorre con gli astanti in lingua poetica onde scoprire la propria argia, costretta così a svelare la sua identità.

2) nel resto dell’Isola, la vittima resta immobile e le cure da applicarle sono proposte dai compaesani; come altrove, fazzoletti, suoni e colori facilitano la guarigione.

In ogni caso, l’argia è un’anima malvagia che proietta il suo tormento sulle persone prescelte e mette lo scompiglio nell’ordine sociale del gruppo. Anche in questo caso, il rito serve a reintegrare la vittima nella società e a ristabilire l’armonia sociale.

Da quanto visto in precedenza si puo’ dedurre che, oltre alla dimensione individuale delle persone vittime di disordini cosmologici, in tutti i casi lo sciamanismo contiene una forte dimensione collettiva in quanto lo scopo dell’azione dello sciamano è sempre volto a ristabilire un disordine sociale perturbato da un intervento esterno di carattere simbolico.



 

Cosimo Nocera è storico e guida del Museo nazionale di Bangkok. Ha vissuto e lavorato in Italia, Svizzera e in America andina (Perù, Ecuador e Bolivia). Dopo un lungo soggiorno in Asia del Sud-Est, vive attualmente in Svizzera francese.

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