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Il catechismo sulle pareti, introduzione/6Temi legati a Maria: Nostra Signora della Misericordia; Annunciazione

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I dipinti parietali delle chiese

Le pitture murali costituiscono il centro d’interesse della nostra serie d’articoli “Il catechismo sulle pareti” ; più precisamente la nostra attenzione va alle pitture medievali durante un periodo che dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente (convenzionalmente situato al momento dell’abdicazione dell’Imperatore Romolo Augustolo, il 4 settembre 476) si estende sino alla fine dell’Impero Romano d’Oriente (situato al tempo della caduta di Costantinopoli nel 1453).

I presenti articoli introduttivi fungono da contesto per questa serie, che mostra, sotto forma di articoli tematici o storici, le pitture medievali di alcune chiese svizzere, italiane e francesi.

Articoli introduttivi :
1. Cristianesimo e arte. Per o contro l'immagine? La Bibbia dei poveri 
2. I morti e i vivi
3. San Cristoforo, il Cristo della domenica
4. Il Giudizio Universale, l'Inferno, le Fauci dell'Inferno, il Diavolo
5. Purgatorio, Paradiso, Angeli
6. Temi legati a Maria: Nostra Signora della Misericordia; Annunciazione.

Nostra Signora della Misericordia

L’iconografia liturgica di Nostra Signora della Misericordia appare nell’Occidente cristiano dalla metà del XIV. secolo, nella Chiesa ortodossa già dal XII.

La Vergine della Misericordia è sempre rappresentata in piedi, di fronte ed è più alta degli altri personaggi ; talvolta tiene tra le braccia il Bambino Gesù. Sempre spalanca il manto per proteggere coloro che cercano la sua protezione. A volte il manto è mantenuto da angeli che sorvolano la scena, a volte la Vergine è affiancata da figure di santi.

L’iconografia della Madonna della Misericordia mostra personaggi della cristiantità rappresentativi del potere spirituale (papa, cardinali, vescovi, sacerdoti, monaci) o temporale (imperatore, re, regina, nobiltà, cavalieri), nonchè delle classi popolari (borghesi, mercanti, artigiani, chierici, contadini), ma pure donatori, tutti rifugiati sotto il suo vasto manto.

Questo mantello protettivo è spesso di colore rosso, blu oppure azzurro – i colori simbolici dell’anima e della vita poste sotto la fede in Cristo. I personaggi protetti stanno generalmente in ginocchio, in atto di preghiera, uomini e membri del clero a destra, donne e laici a sinistra.

Il tema ispiro’ per primi i pittori italiani del Trecento, che ne fecero grande uso. Tra questi devono essere menzionati Barnaba da Modena, Bernardo Daddi, Piero della Francesca, Lippo Lemmi, Benedetto Bonfigli, Domenico Ghirlandaio, Simone Martini e il Maestro di Marradi.

Si diffuse poi in Ticino : a Chironico (Sant’Ambrogio, 1309-24), Locarno (Santa Maria in Selva, per opera del Maestro di Santa Maria, 1401), Bellinzona (San Biagio, per opera del Maestro di Sant’Abbondio, 1340) ; in Valle d’Aosta (castello di Fénis, per opera di Giacomo Jaquerio, 1410-20) ; a Ginevra (Saint Gervais, forse per opera di Giacomo Jaquerio, 1439-49) ; a Disentis/Mustèr (Sontga Gada, forse per opera dei Maestri di Seregno, 1450-60) ; a Payerne (Abbazia, 1454). Lo si ritrova in seguito in altri siti a Nord delle Alpi.

Il motivo di NS della Misericordia è basato sull’uso giuridico medievale della protezione del mantello che permetteva alle dame della nobiltà d’offrire protezione alle persone nel bisogno, premesso che il loro mantello era considerato inviolabile.

La diffusione del motivo è dovuta soprattutto agli ordini monastici, specie i cistercensi. All’epoca delle grandi pestilenze del 1347 e del 1353, i credenti vi si riferirono per ottenere l’intercessione della Vergine del mantello presso il Figlio.

L’una delle più importanti origini storiche di questo tema molto popolare è dovuta al monaco cistercense tedesco Cesario da Heisterbach (1180-1240), autore di un Dialogus miraculorum scritto tra il 1219 e il 1223. Cesario era maestro dei novizi e priore del monastero di Heisterbach presso Königswinter/Nordrhein-Westphalen. Il libro, scritto a scopo pedagogico e ampiamente diffuso, si presenta come una successione di dialoghi tra un monaco e un novizio; consiste in dodici libri ordinati secondo temi spirituali e contiene 746 storie.

Nel Dialogus la Vergine appare principalmente nel libro VII che racconta la storia di un monaco cistercense, elevato spiritualmente in Paradiso, che con sua gran sorpresa dovette constatare l’assenza dei membri del suo ordine; se ne apri’ alla Vergine Maria e costei gli fece vedere allora i monaci e le monache del suo ordine nascosti sotto il suo ampio mantello. E’ questa la visione che fu ripresa dall’arte religiosa e che contribui’ con forza alla diffusione del tema, particolarmente dal XIV secolo in poi ad opera dei cistercensi, come pure di altri ordini monastici e soprattutto delle prediche di San Bernardino da Siena (1380-1440).

La questione dei colori

Tra i colori che appaio nei dipinti delle chiese, ce n’è uno, il blu, la cui storia è degna di nota.

Rimastoper lungo tempo in Occidente un colore secondario, poco significativo, è solo a partire dal XII secolo che esce dal suo anonimato e diventa gradualmente il colore alla moda che è rimasto fino ai nostri giorni.

Nell’antichità, Greci e Romani utilizzarono poco il blu, che, considerato il colore dei Barbari Celti e Germanici non era molto apprezzato.

Durante l’Alto Medioevo occidentale il blu rimase un colore poco valorizzato. I tre colori dominanti nella vita sociale e religiosa furono il rosso, il nero e il bianco. I vestiti blu vennero indossati solo dai contadini e dalle classi inferiori.

Fino alla prima metà del XII secolo la liturgia cristiana ignorava il blu. A partire dal 700 e fino all’anno 1000 circa, i colori liturgici furono l’oro e i colori brillanti. Solo tra la metà del XII e la metà del XIII secolo si aggiunsero il blu, il giallo e il verde.
Nella Chiesa cattolica il discorso dominante sui colori liturgici era opera del cardinale Lotario dei Conti di Segni (1161-1216), divenuto papa con il nome di Innocenzo III. È autore di un trattato, De sacrosancto altaris Mysterio, dove spiega la strutturazione della Santa Messa, compresi i colori delle stoffe e dei paramenti liturgici; cioè il bianco, simbolo di purezza, il rosso, che ricorda il sangue versato da Cristo, il nero, legato al lutto e alla penitenza e il verde quando gli altri colori sono inadatti. Dall’XI secolo in poi il blu comincio’ a farsi meno discreto: apparve allora come fondo, come cielo e negli indumentidi alcuni 
personaggi (imperatore, Vergine Maria, alcuni santi).

Intorno al 1120 e al 1150, l’apparizione del blu innescò un conflitto tra i monaci di Cluny e quelli di Citeaux, che si estese all’insieme dei prelati enon è senza ricordare il conflitto tra iconoduli e iconoclasti. I primi, amici del colore, chiamati anche cromofili, assimilarono colore e luce; i secondi, detti cromofobi, videro nel colore nient’altro che un semplice elemento materiale. Solo verso la metà del XIV secolo l’opposiziontra i due gruppi accenno’ a ridursi.

La tendenza cromofobica ispirerà fin dagli inizi del XVI secolo i riformatori protestanti le cui chiese non solo saranno private di oggetti d’arte e dipinti, ma anche di colori.

Come detto in precedenza, è verso l’anno mille e soprattutto a partire dal XII secolo che il blu divento’ più visibile. Tale fenomeno è particolarmente sensibile nell’arte e lo si può ben osservarnei colori che prese l’immagine della Vergine Maria, il cui culto si sviluppo’ fortemente durante questo periodo. Se prima del XII secolo Maria era generalmente vestita di un colore scuro (nero, grigio, bruno, viola, verde scuro, a volte un blu molto scuro), in seguito indosso’ sempre più un blu luminoso, spesso associato all’oro. Questa tendenza si estese al dominio laico quando i re di Francia adottarono il cosiddetto blu reale.

Dopo essere entrato nell’iconografia mariana e nel dominio reale, il blu divenne il colore delle arti e la tavolozza dei pittori si diversificò (cfr. i dipinti del Trecento italiano qui sotto).

Per quanto riguarda il materiale di tintura, l’avvento del blu si accompagnò allo sviluppo della coltura del guado, una pianta presente in Europa, e la trasformazione delle sue foglie in una pasta detta pastello. Ma è soprattutto la crescente importazione di indaco, pianta asiatica e africana, sulla scia delle imprese commerciali e colonizzatrici europee della modernità, che assicurerà il successo duraturo del colore blu.

N.B. Questo paragrafo si ispira all’opera di Michel Pastoureau, storico del colore, “Bleu, histoire d’une couleur, Seuil, Paris, 2002”


Pittori italiani del Trecento e Quattrocento


I grandi propagatori di Nostra Signora della Misericordia


Scelta di opere che rappresentano NS della Misericordia


L’Annunciazione

L’Annunciazione è l’atto con cui l’Arcangelo Gabriele annuncio’ alla Vergine Maria la sua maternità per volontà di Dio. Essa figura nei Vangeli di Luca (cap. 1, 26-382) e Matteo (cap. 1, 18-25), così come nel Protovangelo di Giacomo 1.

In sostanza, Luca scrive: “Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea chiamata Nazaret, verso una vergine che era promessa sposa a un uomo di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. L’angelo le disse: “Ti saluto, piena di grazia, il Signore è con te, sei benedetta tra tutte le donne.” Poi le fece sapere che avrebbe dato alla luce un figlio che avrebbe chiamato Gesù. L’angelo preciso’ che il concepimento sarebbe stato opera dello Spirito Santo e di Dio. Maria, dapprima turbata dall’apparizione e dopo aver obiettato che non poteva concepire perchè non aveva conosciuto nessun uomo, rispose ” Ecco la serva del Signore: mi sia fatto secondo la vostra parola “.

Il racconto di Matteo differisce in diversi punti. Scrive che Maria, sposa di Giuseppe, si ritrovò incinta per opera dello Spirito Santo prima di andare a vivere con Giuseppe. Quest’ultimo non volle mandar via pubblicamente la fidanzata, ma decise di farlo in segreto. Gli apparve allora in sogno un angelo che gli disse: “Giuseppe, non temere di prendere come sposa Maria perché ciò che è stato concepito in lei viene dallo Spirito Santo. Partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù perché salverà il suo popolo dai suoi peccati”. Al suo risveglio, Giuseppe fece come l’angelo gli aveva ordinato e prese con sé la sua sposa che, senza che egli l’avesse conosciuta, partorì un figlio che chiamò Gesù.

Secondo il Protovangelo di Giacomo, Maria era uscita di casa per prendere dell’acqua al pozzo quando sentì una voce che le disse: “Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te, benedetta tra le donne.” Tornò a casa e si mise a filare. Allora l’angelo le apparve, le annunziò che avrebbe partorito secondo la parola di Dio e che avrebbe dovuto chiamare suo figlio Gesù dal momento che avrebbe salvato il suo popolo dai suoi peccati. Maria rispose nel modo già narrato da Luca.

L’Annunciazione è menzionata anche nel Corano (sura 19, versetti 17-21).

L’Annunciazione è stata istituita come festa di Maria solo nel VII secolo dal Concilio in Trullo, tenutosi a Costantinopoli (691-692); la festa è collocata simbolicamente nove mesi prima della presunta data della nascita di Cristo (25 dicembre) e ha quindi luogo il 25 aprile.

L’iconografia relativa a questo evento è già presente durante l’epoca romana tarda; la più antica rappresentazione dell’Annunciazione, benché contestata, sarebbe un mosaico del V secolo, rinvenuto nella catacomba di Priscilla, a Roma. A partire dal V secolo, il tema appare in pittura nelle chiese di Roma.
Il supporto delle rappresentazioni poteva consistere in mosaici o dipinti ; tuttavia, i primi vennero progressivamente abbandonati a profitto dei secondi.

Anche nel mondo bizantino, l’Annunciazione è un tema molto noto agli artisti, dal momento che il culto di Maria, madre di Dio (Theotokos), ivi si sviluppa a partire dall’anno 325, al Concilio di Nicea. Passato il momento critico dell’iconoclastia, le immagini di Maria si diffusero fino ai Copti d’Egitto, come pure nel mondo siriaco e persiano. In Occidente il tema dell’Annunciazione si diffuse nell’ambito del culto della Vergine Maria, soprattutto a partire dal XIII secolo. In Italia, il motivo venne ampiamente diffuso, come pure quello di NS della Misericordia, a partire dal Trecento, in particolare in Toscana.
Nel medioevo, per rappresentare l’Annunciazione, gli artisti ricorsero ai modelli proposti da testi di larga diffusione, come l’opera di Vincent de Beauvais (2) o la Legenda aurea di Jacopo da Varazze (3).
Il tema scomparve dai paesi convertiti al protestantesimo durante la Riforma dell’inizio del XVI secolo, sia a causa dell’opposizione dei Riformati alle immagini, sia per la loro negazione del culto di Maria.
Secondo un recente studio di Séverine Ferraro, in Italia e in Francia l’Annunciazione rappresenta da sola il 20% dei dipinti creati in relazione alla vita terrena di Maria; in numero di opere il tema viene superato s
olo da quello della Crocefissione.

Le rappresentazioni pittoriche dell’Annunciazione sono state oggetto di analisi approfondite riguardanti i personaggi principali e l’ambiente: le rispettive posizioni di Maria e dell’Angelo, il loro dialogo; l’iconografia di Maria; l’iconografia dell’Angelo; la Santissima Trinità (Dio Padre, lo Spirito Santo, il Bambino Gesù); lo scenario; i testimoni e donatori.

Per quanto riguarda le rispettive posizioni dell’Angelo e di Maria, in generale l’Angelo si trova a sinistra della Vergine, per cambiare poi lato a partire dal XV secolo. L’Angelo occupa progressivamente più spazio sulla pittura e a partire dal Medioevo si può‘ osservare una separazione più netta tra le due figure.

Il dialogo che si instaura tra l’Angelo e Maria è a volte riprodotto su un filatterio, a volte inscritto sul fondo della pittura. L’Angelo pronuncia generalmente il noto “saluto angelico”, che corrisponde alle prime righe della preghiera Ave Maria. La risposta di Maria è la sottomissione alla volontà di Dio che può anche materializzarsi con l’iscrizione “Ecce Ancilla Domini fiat”.

Maria è rappresentata in piedi, in ginocchio, seduta, leggendo, tessendo, pregando. L’espressione dei suoi sentimenti va dalla serenità alla sorpresa, talvolta addirittura alla paura; il suo atteggiamento è umile, accetta ciò che l’Angelo le annuncia. Secondo la versione apocrifa dei Vangeli (Protovangelo di Giacomo) l’Angelo si rivolge a Maria mentre quest’ultima sta portando una brocca presso una fontana; questo tipo di rappresentazione è frequente nel mondo bizantino e orientale in generale, come lo è anche l’immagine della Vergine con una conocchia, più rara in Occidente. A partire dal XII-XIII secolo, Maria viene spesso rappresentata con un libro in mano.

L’Angelo, che nel Vangelo di Luca è l’Arcangelo Gabriele, può presentarsi da solo o in compagnia di altri angeli. È rappresentato in piedi, in ginocchio, in volo o in volo su una nuvola. A volte punta un dito verso Maria, accenna a un gesto di benedizione o incrocia gli avambracci sul petto. E’ portatore di un bastone con pomo, di uno scettro,  più tardi di un giglio o di una palma.
I personaggi della Santissima Trinità: Dio padre può essere rappresentato da una mano, dal proprio volto, da giovane o da vecchio, o più semplicemente dal suo busto; lo Spirito Santo assume l’aspetto di una colomba il cui percorso è marcato da una scia dorata. Essa rappresenta uno degli aspetti dell’Incarnazione, l’altro aspetto essendo le parole dell’Angelo. Presso gli ortodossi, russi o bizantini, il Bambino Gesù appare a volte nel ventre della Vergine.

Nelle rappresentazioni dell’Annunciazione appaiono frequentemente dei raggi di luce che a partire dal cielooppure da Dio si posano su Maria. .
L’ambiente e la decorazione in cui ha luogo l’Annunciazione sono svariati. Vi si possono vedere pavimenti e muri in marmo, soprattutto in Italia, pavimenti lastricati, colonne, vasi pieni di fiori, alberi morti e vivi, tende aperte, tendaggi. A seconda dei pittori e delle scuole di pittura, gli interni mostrano la camera da letto di Maria, la casa di Giuseppe e di Maria, una chiesa, un ambiente di vita quotidiana, una stanza nobile, un interno borghese, un palazzo; a volte l’Annunciazione avviene all’aperto. Lo sfondo dell’evento è costituito talvolta da un giardino chiuso che rievoca il Paradiso oppure da una scena di caccia all’unicorno.

A volte compaiono personaggi aggiuntivi, come testimoni (angeli musicisti, confraternite) o donatori individuali o corporativi.
Una rappresentazione molto particolare dell’Annunciazione è quella di Antonello da Messina (1476) dove appare il solo volto della Vergine sotto l’aspetto di una bella giovane dall’espressione improntata alla dolcezza, vestita di un velo color blu cobalto. L’Angelo non è visibile, così come non lo sono i dettagli dell’ambiente. Si può vedere invece un leggio su cui è posato un libro. La mano destra della Vergine è tesa in avanti e si indovina che esprime l’adesione alla richiesta dell’Angelo.


1) Questo vangelo, non riconosciuto dalla chiesa, è stato scritto nel III secolo da un autore che si presenta come Giacomo, fratello del Signore, e afferma di essere stato testimone dei fatti da lui riferiti. Racconta la vita di Maria, il concepimento di suo figlio, la nascita e l’infanzia di Gesù. Ha fortemente influenzato le Chiese d’Oriente e d’Occidente.
2) Vincent de Beauvais (1184/94 Boran-sur-Oise – 1264 Abbazia di Royaumont) è stato un frate domenicano francese autore, tra l’altro, di un 
Tractatus in salutatione Beatae Virginis Mariae ab Angelo facta.
3) Jacopo da Varazze (Varazze 1228 – Genova 1298) è stato un cronista genovese divenuto arcivescovo di Genova, autore della
Legenda Aurea, che narra la vita di un certo numero di santi, nonchè di una Cronica di Genova dalle origini al 1297.


Mosaici e pitture dal III al XVI secolo

 


Pitture presenti in alcune chiese svizzere, italiane e francesi, con separazione dell’Angelo e della Vergine


Pitture presenti in alcune chiese svizzere, italiane e francesi, senza separazione dell’Angelo e della Vergine


 

Cosimo Nocera è storico e guida del Museo nazionale di Bangkok. Ha vissuto e lavorato in Italia, Svizzera e in America andina (Perù, Ecuador e Bolivia). Dopo un lungo soggiorno in Asia del Sud-Est, vive attualmente in Svizzera francese.

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